Museo Archeologico Vivarium di Stalettì

Il Monastero di Vivario, il cui nome deriverebbe dai vivai per l’allevamento dei pesci, è costituito da 3 vasche scavate nella roccia, che Cassiodoro usò per trasferire i pesci presi in mare per allevarli e disporne per i bisogni del santuario. Le Vasche di Cassiodoro non sono tanto importanti per la funzione di acquacultura a cui erano destinate, ma al legame con il Vivarium, il cui vero scopo vitale era, a differenza con ogni altro centro monastico, la biblioteca, lo scrittorium, il centro di copiatura e trascrizione di importanti documenti e testi, che saranno il vero nutrimento per l’intera umanità.

La biblioteca era ricca e completa di codici pregevolissimi, ben ordinati a seconda delle varie scienze trattate, c’erano le Sacre Scritture, e centinaia di libri di religione, ma accanto a questi c’erano libri di cosmografia, di filosofia e di agraria perché i monaci diventassero bravi agricoltori, per i monaci addetti alle cure mediche vi erano opere di Ippocrate di Aurelio Celio, la Terapeutica di Galeno, l'Erbario di Dioscoride. Dalle esigenze culturali e spirituali della comunità del Vivariense nasce la ricchissima produzione letteraria di Cassiodoro che negli ultimi decenni della sua vita secolare alimentò 9 delle 13 o più opere da lui scritte. Proprio in prossimità delle vasche, pare che Cassiodoro avesse fondato il Vivarium, un luogo di culto, una fonte di nutrimento spirituale e nello stesso tempo scientifico per l’intera umanità, una sorta di moderna università.

In via San Martino, la via che a Copanello di Stalettì, dalla SS106 scende alle Vasche di Cassiodoro, sono stati ritrovati e portati alla luce i resti dell’antica Chiesa di San Martino, un piccolo edificio di culto a navata unica, terminante con una abside trichora, nella sala al fianco si trova un sarcofago in pietra con iscrizioni in greco, dell’VIII sec. D.C., identificato per molto tempo come la tomba di Cassiodoro. La costruzione è stata fondata sui terreni appartenenti alla villa di Cassiodoro, e correntemente identificata con il monastero Vivariense.

 

L’entrata al Museo

L’area in allestimento, è situata al piano terra di Palazzo Aracri.

L’edificio ha impianto planimetrico abbastanza regolare, di forma quasi rettangolare. Presenta due livelli in altezza, con il piano terra destinato a Museo Archeologico ed il primo piano a Biblioteca.

Lo spazio espositivo si articola in 3 vani, oltre un’area dedicata all’accoglienza. I locali sono pavimentati in mattonelle color cotto e le pareti sono color sabbia.

 

Percorso scientifico

I reperti che saranno ospitati nel museo provengono dal territorio di Stalettì, ed in particolare da tre aree: il sito ellenistico in località Chillino (IV sec. a.C.), la chiesa di San martino di Copanello (V-X sec.), il castrum bizantino di S. Maria del Mare (VI-XI secolo).

Il percorso di scientifico è di tipo cronologico.

Sala 1. Questa sala, localizzata a sinistra del’entrata ospiterà i reperti risalenti all’epoca classica. Si tratta essenzialmente di materiali ceramici provenienti dal sito di Chillino e dalla fase greca dell’insediamento di S. Maria del Mare.

Sala 2. Questa sala ospita il periodo tardoantico ed altomedievale. Qui troveranno posto alcuni frammenti architettonici di pregio (colonnine e capitelli) recuperati negli anni Sessanta dalla chiesa di S. Martino, il sarcofago in pietra locale attualmente ancora in situ nelle medesima chiesa e i reperti che attestano la fase di VI-VII secolo del castrum bizantino di S. Maria del Mare (ceramiche, monete, oggetti in bronzo, ferro e vetro). Pannelli didattici alle pareti esporranno la storia del territorio tra Tarda Antichità ed Altomedioevo, puntando l’attenzione in particolare sulla figura di Cassiodoro e sulla prima occupazione bizantina.

Sala 3. In questa sala saranno esposti i manufatti risalenti al secondo periodo bizantino (IX-XI secolo), fino alla conquista normanna. I reperti provengono in maggioranza dal castrum di S. Maria del Mare: si tratta in prevalenza di ceramiche, ma vi sono anche molte monete tra cui un tarì in oro, oggetti in ferro e bronzo e l’importantissimo deposito di granate bizantine. Pannelli didattici alle pareti esporranno la storia del territorio ed in particolare del castrum tra la distruzione di epoca longobarda e la conquista normanna.