La Grangia di Montauro

Il termine Grangia, o grancia, deriva dal bassolatino granea e dal francese grange ed indica inizialmente un luogo dove si conserva il grano (lat. granarium), ma assume in seguito l’uso di azienda agricola che gestisce terreni e pascoli appartenenti soprattutto ad enti ecclesiastici. Lo sfruttamento dei possedimenti veniva attuato con l'aiuto di uomini legati direttamente alla Casa madre, conversi, inabili o servitori laici.

Tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo le fonti attribuiscono al normanno Conte Ruggero la donazione a S. Bruno ed al suo gruppo di certosini di un territorio nel cuore della Diocesi di Squillace (oggi in provincia di Catanzaro) comprendente i casali di Aurunco, Montauro e Oliviano. 

Questo territorio viene gestito dapprima tramite la creazione di una cella ('Mentauri cella') con una vicina chiesa ed infine attraverso una vera e propria grangia, dedicata a S. Giacomo, con strutture adeguate di raccolta e lavorazione delle materie prime. Gestita da un Procuratore e sottoposta all’autorità del Magister di S. Maria si distingueva per il tenore meno rigoroso (religioso e climatico). 

Nel 1120/1121 nei dintorni di S. Maria viene fondato il monastero di S. Stefano del Bosco in seguito dedicato a S. Bruno, oggi Certosa di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia. 

Il territorio gestito dalla Grangia certosina si definisce nel corso del XII e XIII secolo attraverso donazioni o scambi di terreni.

A partire dal 1146 la maggior parte del territorio di Gasperina ('terram quendam quae Gasperina dicitur'), appartenente ai monaci di Mileto (Melitensi) viene acquistata dai certosini ed incorporata nei beni della grangia.

Alla fine del XII secolo (anni 1192/93) la Certosa ed i suoi possedimenti passano sotto l’osservanza dell’ordine cistercense, come dipendenza dell’abbazia di Fossanova Dalla fondazione al cambio di gestione il monastero era stato retto da 14 maestri, ora viene retto da abati nullius, che amministrano i casali sorti sui possedimenti ereditati dai certosini. 

In seguito al cambio di gestione la grangia viene dedicata a S. Anna, anche se il vecchio titolo di S. Giacomo è attestato almeno fino a metà del ‘200.

Nel corso del XII e XIV secolo alcuni dei casali gestiti dalla Grangia scompaiono (Aurunco ed Oliviano) mentre si sviluppa il centro di Montepaone che ben presto entrerà nell’orbita di Squillace.

A partire dal 1514 la Certosa ed i suoi possedimenti ritornano all'ordine certosino.

Agli inizi del ‘500 la Grangia di S. Anna è composta dalla Chiesa di S. Anna, da un ‘palazzo’ ed alcuni edifici annessi. Le appartengono i terreni circostanti, fino alla costa, gestiti con vari tipi di contratti di affitto, le case e la piena giurisdizione spirituale delle chiese del territorio (S. Pantaleone in Montauro e S. Nicola a Gasperina).

I terreni venivano affittati infatti con canoni in denaro o in natura. In questo caso con quote in genere di 1/3 della resa dell’olio e della semina, un quarto del vino e della frutta.

La gestione dei gelsi e delle sue foglie (di cui si nutre il baco da seta) era direttamente controllata dagli uomini del monastero, altrimenti si pretendeva un terzo o un quarto della resa del fogliame. 

Il territorio appartenente alla Grangia era segnato in alcuni punti con una croce ed una S impressi su rocce o sulle cortecce degli alberi. 

In seguito al ritorno certosino tutti i vecchi canoni di affitto verranno raddoppiati ed inizierà una lunga sequela di cause per riprendere terreni usurpati dai feudatari confinanti. 

A partire dalla seconda metà del ‘500, anche in seguito al riacutizzarsi del fenomeno delle scorrerie saracene che il territorio della grangia di S. Anna, e probabilmente la grangia stessa, si ‘monumentalizza’ con i grandiosi lavori di restauro ed abbellimento degli edifici sacri più importanti a Montauro e Gasperina. Nel territorio della Certosa operano ormai maestranze specializzate ed artisti che innalzano il livello estetico ed architettonico dei vari centri e dei monumenti pricipali come le chiese di Montauro e Gasperina 

Nella prima metà del ‘600 il territorio della Grangia subisce importanti razzie saracene. La cronaca del Lottelli riferisce di pesanti incursioni nel 1644 e 1645 e definisce la Grangia arce ben munita e fortificata e difficile da espugnare . 

Nel 1693 l’abate Pacichelli visita la Calabria e così descrive la Grangia di S. Anna : ‘Di là da Gasparina, e Montauro, Terre per dominio del Conte Rogerio possedute dalla Certosa, cennate, e vedute, siede in quella stessa parte montana Sant’Anna, dipendente nobil Grancia, chiusa di mura con ponte levatojo e porta di ferro in forma di Cittadella, comod’habitatione dè Regali Ministri nel lor passaggio, che in guisa di Giardini spande le Massarie’ .

Il terremoto del 1783 sconvolse la regione provocando circa 30.000 vittime e la distruzione ed il lesionamento di gran parte degli edifici, compresa la Certosa ed i suoi possedimenti, tra cui la Grangia di S. Anna.

Per ricostruire la regione vennero aboliti gli ordini ecclesiastici ed i luoghi pii della Calabria Ulteriore ed istituito un ente straordinario, la Cassa Sacra, finanziata dal reddito proveniente dalle confische dei beni dei conventi e dei monasteri. Gli arredi dei conventi soppressi furono distribuiti ai diversi istituti ecclesiastici e la maggior parte del bronzo delle campane fuso per usi bellici .

Nel 1808, con l’avvento dei francesi e le sopraggiunte difficoltà economiche del Governo si ebbe una ulteriore vendita di beni: la diocesi della Certosa fu soppressa e Montauro e Gasperina furono annessi alla Diocesi di Gerace. 

Il territorio della grangia di S. Anna (60 fondi rustici e 15 predi urbani : 1365 tomolate, di cui 621 rase e 744 arborate) venne valutato 107.555,70 ducati e venduto nello stesso anno ad unico acquirente, il barone Emmanuele De Nobili di Catanzaro per 407.800 ducati.

Nel 1840 ritornarono i certosini e nel 1856 ricominciò la ricostruzione della Certosa con il patronato di Ferdinando II anche se la nuova chiesa sarà consacrata solo il 13 novembre 1900. 

Nel 1852 in seguito ad una controversia tra il Vescovo di Squillace ed il Vescovo di Gerace i paesi di Montauro e Gasperina vengono definitivamente assegnati alla Diocesi di Squillace.