Storia

Il borgo medievale di Squillace si sviluppa su un colle naturalmente difeso su tre lati (est, sud e nord), mentre quello ovest degrada più dolcemente verso l’entroterra. La difesa, obiettivo primario nella scelta di un nuovo insediamento da edificare, è anche garantita dalla presenza del fiume Alessi (l’antico Pellene) e da un suo affluente, il Ghetterello, che circondano parzialmente il colle. La sommità della collina presenta due punti più alti dove si trovano il Castello normanno-svevo e la torretta chiamata “Vecchio Castello”, uniti in origine dalla cinta muraria del borgo. La morfologia del colle degrada più dolcemente verso est: qui si trova la Cattedrale, secondo polo dell’abitato medievale. Esso presenta il tipico sviluppo a chiocciola, con strette stradine e vicoli densi di case, costituendo l’esiguità dello spazio una difesa in più per il castello, ultimo e più potente baluardo dell’insediamento. Ma come nasce Squillace?

 

 

 

 

L’abbandono della città romana di Scolacium, che detiene lo stesso nome, che costituisce la fase greca e romana dell’insediamento e che si localizzata sulla piana di Roccelletta di Borgia, non fu un evento  repentino, ma avvenne nel corso di oltre un secolo, tra la seconda metà del VI e il VII secolo. La guerra greco-gotica (535-553) prima e l’invasione longobarda poi della Calabria (fine del VI secolo) furono i fattori scatenanti il processo di trasferimento ed arroccamento dell’abitato, fenomeno che avvenne da una parte grazie all’evergetismo imperiale di Bisanzio, all’interno del programma di rifortificazione e controllo della regione, dall’altra grazie alla presenza e all’organizzazione amministrativa del vescovato.

 

 

 

 

 

Nel 598, in una lettera di Papa Gregorio Magno, Squillace viene definita castrum e poco dopo nel 602 avviene la dedicazione della basilica principale dell’insediamento alla Vergine. Nel 903, secondo una fonte scritta non del tutto attendibile per  molti studiosi, cade sotto il dominio dei Saraceni, divenendo poi emirato. Riconquistata dai Bizantini, diviene l’ultima roccaforte greca a resistere nel 1059 alla conquista normanna. L’assedio, descritto in un resoconto delle varie fasi della conquista, durò diversi giorni e la resa fu possibile solo grazie alla costruzione di un castello di legno che permise ai Normanni di superare le  mura della città.

 

 

 

Il nuovo potere determinò cambiamenti sociali, amministrativi ed urbanistici, oltre che politici e religiosi. Nel 1096 viene fondato il vescovato latino, cui si accompagnò l’edificazione della cattedrale e del castello e l’inserimento di Squillace tra le grandi contee feudali del Sud. Alla dominazione normanna fece seguito quella sveva periodo nel quale Squillace viene assegnata da Manfredi a Federico Lancia. E’ un momento di grande fervore economico e di attività edilizia, destinato, a causa delle vicende politiche della famiglia imperiale, a non durare a lungo. Con l’avvento degli Angioini, nel 1271 la contea passa a Giovanni Monfort: da questo momento per tutta la regione inizierà una grave crisi segnata dall’opprimente politica fiscale, dalla rapacità della corte napoletana, da guerre e rivolte, dall’involuzione demografica. Dal 1313 fu feudo per un secolo e mezzo dei Marzano, per essere assoggettata dal 1483 direttamente alla corte aragonese e divenire dal 1494 un principato dei Borgia. Alla fine della dominazione spagnola, il Marchesato di Squillace, che comprendeva molti dei paesi vicini (Amaroni, Stalettì, Vallefiorita, ed altri), fu acquistato dai De Gregori, una nobile famiglia di Messina. Passata definitivamente ai Borbone nel 1816, a seguito dell’Unità d’Italia, Squillace divenne comune autonomo.