Cassiodoro

Gli Aurelii

Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore, sebbene il più importante, è solo l’ultimo rappresentante della famiglia degli Aurelii. La loro origine orientale è testimoniata dal nome, connesso al culto di Giove Casio (Cassiodorus = dono di Zeus onorato sul Casio, un’altura presso Antiochia dove sorgeva un antico tempio). La famiglia si trasferisce in Italia  alla fine del IV secolo d.C., stabilendosi a Scolacium dove, intorno al 400, nasce il primo dei Cassiodoro, resosi famoso per la valida difesa della Calabria e della Sicilia contro le incursioni dei Vandali nell’anno 440. La sua azione, affidatagli dall’imperatore Valentiniano III, meritò il pubblico riconoscimento e dal pronipote, un secolo dopo, viene ricordato che “lo Stato dovette al suo valore se Genserico non potè invadere quelle regioni a lui così vicine” (Variae, 1, 4, 14).

Anche il figlio, Cassiodoro II, nato intorno al 425,  iniziò ben presto la carriera pubblica grazie proprio agli alti gradi raggiunti dal padre. Nel 443 era a capo della segreteria imperiale, un compito delicatissimo che lo metteva in stretta confidenza con l’imperatore. Negli anni precedenti il 448 fu giovane protagonista con Carpilione, figlio di Aezio, della leggendaria ambasceria presso Attila grazie alla quale la distruzione dell’Italia fu fermata.  Il successo avrebbe dovuto aprirgli le porte di una carriera politica ai massimi livelli. Così invece non fu e ben presto, intorno alla metà del V secolo, si ritirò a Scolacium. I motivi di questa scelta sono da ricercare nelle nefandezze che la grave situazione politica aveva provocato: nel 454 l’uccisione di Aezio, il vincitore degli Unni, grande amico di Cassiodoro II, morto per mano dell’imperatore Valentiniano III; l’anno successivo il sacco di Roma ad opera di Genserico.

Bisogna aspettare nel 476 la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre, per rivedere un Cassiodoro alla ribalta della carriera pubblica. Cassidoro III, nato intorno al 460, si dedicò fin dai primi anni del regno di Odoacre, alla vita politica.

Prima resse il dicastero del tesoro imperiale, poi quello delle finanze. Nel 489 fu nominato console della Sicilia. Nel momento in cui però si rese conto che l’avvento di Teodorico re degli Ostrogoti era ormai inevitabile, consegnò l’isola al nuovo sovrano, determinando la fine delle resistenze contro di lui. Di questo, il nuovo re gli fu sempre grato, e le ricompense non tardarono a venire. Gli affidò immediatamente il governatorato della Regio III, Calabria e Basilicata, contravvenendo ad una norma del diritto pubblico romano che vietava espressamente l’esercizio di tale carica nella propria regione di origine. La sede del nuovo governatore fu proprio Scolacium. Attorno al 500 fu nominato praefectus praetorio, una figura politica di altissimo rilievo che oggi corrisponderebbe al ministro della giustizia e degli interni insieme, con anche il controllo delle forze dell’ordine.

Nel 507 viene nominato patricius e con questo titolo i Cassiodoro terminano di essere solo un’eminente famiglia di provincia, per divenire una delle famiglie più ricche e potenti d’Italia.

 

 

Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore

Nato forse a Scolacium intorno agli anni 490 da famiglia di origine siriana trasferitasi in Calabria alla fine del IV secolo, crebbe a Ravenna alla corte di Teodorico dove, grazie alla posizione politica occupata dal padre, frequentò la scuola di corte ed i figli dello stesso imperatore. Imparentato con le famiglie più ricche ed aristocratiche del periodo come i Simmachi e gli Anicii, educato alla carità e semplicità cristiana ma assimilato alla vita ed agli sfarzi tipicamente cortigiani, Cassiodoro è una figura complessa e contraddittoria che a lungo ha attirato, ed attira tuttora, l’interesse degli storici. La colta aria di corte che egli respirò da fanciullo traspare chiaramente anche nei suoi scritti maturi. Intorno ai 15 anni inizia ad affermarsi non più come figlio del patricius proveniente dai Bruttii, ma per i propri meriti: ha parola facile, aspetto dolce ed imponente insieme. La sua carriera amministrativa fu veloce: prima del 507 era già consiliarius del padre, cioè ammesso in via ufficiale a partecipare al concilius, organo deliberativo affiancato alla figura del praefectus; fu poi nominato da Teodorico quaestor, segretario particolare re (tra il 507 e il 511). In questo ruolo, prendeva appunti di quanto il re ordinava e li sviluppava in lettere da inviare a nome del re medesimo: una scelta di questa corrispondenza andò a costituire i primi libri delle Variae. Nel 514 viene nominato console ordinario e dal 515 al 523 ricopre la funzione di corrector Lucaniae et Bruttiorum.

Alla morte di Teodorico (526), dopo un breve periodo in cui ricoperse anche la carica di questore, nel 533 fu nominato praefectus praetorio. Seguirono anni terribili alla corte di Ravenna: prima la morte di Atalarico, poi la prigionia e l’assassinio della madre Amalasunta, poi ancora la deposizione di Teodato e l’elezione di Vitige nel 536. Contemporaneamente, i Bizantini iniziarono le prime fasi della riconquista dell’Italia, occupando la Sicilia e da qui sbarcando sulla penisola. Di tali fatti, non c’è traccia nelle Variae: Cassiodoro evitò accuratamente di includere nella sua raccolta documenti discutibili o compromettenti. Nel 537 Cassiodoro si ritira a vita privata e si dedica alla raccolta delle Variae. Fu, sembra, una scelta personale, apparentemente non dettata dall’alto, non potendo certo essere accusato di collusione o simpatia verso i bizantini. Dopo un breve soggiorno a Roma, tra il 550 e il 554 fu tra i prigionieri-ostaggi  che Giustiniano volle a Costantinopoli. Al suo ritorno in Calabria, Cassiodoro si ritira nella sua villa a pochi chilometri da Scolacium, dove fonda il monasterium vivariense sive castellense. E’ di questo periodo la maggiore attività letteraria di Cassiodoro.

Muore  attorno al 583 nel monastero vivariense ove fu anche sepolto.

Immagini

1 - Cassiodoro raffigurato in un codice miniato dell’VIII secolo (Bambergensis Patr. 61 [ ]…….)

 2- Esdra – Cassiodoro, dal Codex Amiatinus conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze

3 – Brescia, Museo Cristiano : dittico di Boezio (487 d.C.)

 

 

 

 

 

Le opere di Cassiodoro

 

La produzione letteraria di Cassiodoro fu ampia e variegata. Lo spartiacque al suo interno è costituito dalla cosiddetta conversione, quando al ritiro dalla vita pubblica seguì la fondazione del monastero vivariense

Al periodo anteriore alla sua entrata nel chiostro appartengono i Chronica, comprendenti, oltre ad compendio della storia universale a partire dalla genesi del mondo, la serie di tutti i consoli romani da Bruto e Tarquinio fino a Eutarico, genero di Teodorico, console nel 519, cui l’opera fu dedicata.

Di carattere storico-celebrativo il De origine actibusque Getarum, andato però perduto e giunto fino a noi grazie ad un sunto ad opera di Jordanes.

Ma l’opera più importante di questo periodo sono le Variae, una raccolta realizzata negli anni 537-538 di 568 lettere divise in dodici libri, che documentano l’attività cancelleresca della corte gota: esse costituiscono una fonte storica primaria per la conoscenza della Tarda Antichità dal punto di vista politico, economico e sociale.

Ultima opera appartenente a questa prima fase della produzione letteraria di Cassiodoro, il De anima, un breve trattato di carattere filosofico e teologico.

Del periodo del ritiro claustrale sono invece i Commenta psalterii, compendio delle agostiniane Enarrationes in Psalmos; le Complexiones in Epistolis apostolorum et Actibus apostolorum et Apocalypsi, un commentario ad alcuni scritti neotestamentari ed in particolare alle lettere di S. Paolo.

Nelle Institutiones divinarum et humanarum litterarum, opera organizzata in due libri dei quali il primo dedicato alle regole della conoscenza diretta delle Scritture sacre; il secondo trattava delle sette arti liberali. Considerata l’opera più significativa del suo pensiero, Cassiodoro ci regala in essa una splendida descrizione della sua fondazione monastica.

Tra gli scritti minori di questo periodo vi sono il de Orthographia, mirato alla perfetta trascrizione dei testi e quindi destinata all’istruzione dei suoi monaci in questo campo, e la Historia eccelsiastica tripertita, traduzione e rielaborazione, in collaborazione con il monaco Epifanio, delle Storie ecclesiastiche di Socrate, Sozomeno e Teodoreto di Ciro.

 

 

4 – Note autografe di Cassiodoro dal manoscritto Verona XXXIX, c.71r Vat. Lat. 5704, c.58r

5 – Cassiodoro, Institutiones, Bibliotheque Mazarine (Parigi), ms. 660, proveniente da Nonantola

 

L’Italia al tempo di Cassiodoro

 

Nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo per mano di Odoacre, si concluse l’esistenza dell’impero romano d’Occidente. L’Italia diveniva così, al pari di tutta L’Europa, una regione periferica e barbarica dell’impero d’Oriente, ove la capitale Costantinopoli veniva chiamata la Nuova Roma.

Dopo la vittoria Odoacre distribuì un terzo delle terre conquistate al suo popolo, assicurandosene la devozione e consolidando il suo potere e il suo prestigio. Il suo regno era molto vasto e comprendeva, oltre la penisola, il Norico e la Sicilia, cui dopo il riconoscimento ufficiale da parte dell’imperatore d’Oriente del titolo di patricius, si aggiunse anche la Dalmazia.

Del suo regno non si sa molto: gli viene riconosciuto un diffuso rispetto per la cultura romana, in particolare per la legislazione, e per la Chiesa cattolica, dimostrato appoggianto Papa Felice III nel conflitto teologico-politico con l’imperatore Zenone. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento del regno ed al mantenimento della pace.

Ben presto, però, le condizioni iniziarono a mutare. Riaffacciava infatti alla ribalta dell’Europa un principe ostrogoto di grande valore e personalità: Teodorico. Egli aveva occupato la Tracia e la Mesia, ponendo Costantinopoli in uno stato di pericolo. L’imperatore d’Oriente, dopo aver fallito il tentativo di sottometterli con la forza, passò a vie diplomatiche, concedendo a Teodorico di restare nelle terre occupate. Ma quando anche queste non furono più sufficienti e il principe Teodorico minacciò di occupare la capitale, Zenone gli concesse il trasferimento in Italia, nominandolo patrizio dell’impero al posto di Odoacre. Nel 488 una massa di 200-250.000 persone iniziava l’esodo verso la nostra penisola, in cerca di terre coltivate, case, ricchezze. Nel 491 Odoacre fu ucciso da Teodorico e gli Ostrogoti si sparsero irregolarmente per tutta l’Italia.

Teodorico regnò dal 497 al 526 con l’orgoglio di sentirsi non solo re degli Ostrogoti, ma il restauratore dell’autorità dell’impero. Ai suoi chiese di affiancarsi alla popolazione romana senza traumi, difendendola, rispettandone la religione e le istituzioni. Egli si avvalse della collaborazione dell’aristocrazia romana più colta ed illuminata (Liberio, Boezio, Cassiodoro) e anche di alcuni vescovi cattolici, sebbene gli Ostrogoti fossero Ariani. Egli credeva fermamente nella compatibilità tra elemento romano e barbaro,  e per un trentennio perseguì una politica di conciliazione e di collaborazione. I suoi intenti ebbero grandi riflessi nell’arte, nella cultura, nell’architettura, e Ravenna venne arricchita di inestimabili monumenti ed opere d’arte. Agli Ostrogoti Teodorico riservò la difesa del paese ed azioni di espansione del proprio regno, riuscendo ad estendere il regno dall’Italia, al Danubio e al Reno.

Una grave problema di fondo che egli dovette affrontare fu quello religioso: pur essendo cristiani, gli Ostrogoti erano orgogliosamente attaccati alla fede ariana, elementare e di conseguenza più adatta alla loro mentalità. I Romani, cattolici, erano uniti in una Chiesa organizzata e in costante sviluppo. Teodorico si adoperò in ogni modo per evitare lo scontro religioso, alla luce anche di ciò che avveniva in Oriente, dove imperversava di continuo la guerra religiosa. La posizione di Teodorico era molto delicata: da una parte la difesa della propria fede, isolata sia dalla Chiesa di Roma che da quella di Costantinopoli; dall’altra il conflitto sempre più aspro tra il Papa cattolico, cui l’Italia obbediva, e gli imperatori dì Oriente, considerati eretici a causa del monofisismo, di cui però Teodorico era rappresentante nella penisola. La situazione mutò quando nel 518 venne eletto imperatore Giustino I, fervente cattolico, riportando l’Oriente all’ortodossia  e all’obbedienza romana. Il nuovo imperatore venne salutato con grande fervore dalla Chiesa di Roma, il processo di riconciliazione favorito anche dallo stesso Teodorico.

Questo riavvicinamento significò per gli ariani Ostrogoti l’inizio di un isolamento dal mondo cattolico riunificato, da cui il regno uscì gravemente danneggiato. L’offensiva bizantina contro gli Ostrogoti iniziò proprio da un decreto di carattere religioso: nel 524 gli ariani furono costretti a cedere le loro chiese ai cattolici. Teodorico, ritenendo il decreto frutto di un accordo segreto tra Chiesa e Impero, ritenne responsabili Albino, princeps senatus, Boezio e Simmaco, che furono condannati a morte e giustiziati (524-525). Poco dopo Teodorico stesso moriva a Ravenna (526).

L’obiettivo di Teodorico di tenere unificata la penisola stava fallendo, anche a causa della spinta dei Franchi. Il medesimo fine fu al centro della politica del nuovo imperatore di Bisanzio, Giustiniano, grande stratega militare che riuscì a far rientrare sotto la sua autorità un’ampia porzione di quello che era stato l’impero romano. Condusse la guerra contro i Vandali riconquistando il Nord Africa, contro i Visigoti riconquistando buona parte della Spagna e contro gli Ostrogoti in Italia. Qui la guerra durò quasi vent’anni (535-553), ma alla fine di questa terza campagna, Oriente e Occidente erano nuovamente sotto lo stesso imperatore.

 

 

6 – L’Italia al tempo di Cassiodoro

7 – Ravenna: chiesa dello Spirito Santo e Battistero degli Ariani

8 – Ravenna, San Vitale: l’imperatore Giustiniano e il suo seguito

9 – Balteo in bronzo di II-III secolo con scena di lotta tra Romani e Barbari